giovedì 16 febbraio 2017

Sangue nero di calamita

È bastato un taglio. Sulla punta dell’indice destro. Niente di doloroso, niente di problematico o preoccupante. Eppure quella piccola ferita aveva cambiato la vita di Tommaso per sempre. La goccia di sangue che ne uscì, infatti, era nera. Non rosso scuro, non sangue pesto, non violacea. Nera. Il respiro gli si era bloccato in gola, gli occhi fissavano quella goccia che dall’indice colava sul palmo della mano per poi scivolare lateralmente fino a creare una piccola macchia sul pavimento. Non era riuscito a muoversi per almeno un paio di minuti. Immobile solo a guardare, fissare, domandarsi, capire.

Alla visita dal dottore era andato solo, e ora un po’ se ne pentiva. Aveva tirato fuori quella parola strana: μαγνήτης λίθος. Era greco, e lui il greco non lo aveva mai studiato. «È quello che hai nel sangue», aveva detto lapidario, senza commenti, senza intonazioni nella voce, senza spiegazioni. Solo un «non ne morirai, tranquillo». E perché? Chi lo aveva detto? Come poteva esserne così certo quel dottore che mai aveva visto una cosa simile?

Tommaso era confuso e spaventato. Non riusciva a concentrarsi. Sdraiato sul letto teneva ben stretto il pallone tra le braccia, quasi a voler trovare in lui la forza. Si alzava da quel materasso, in effetti, solo per andare agli allenamenti. Per dare coraggio ai suoi atleti, a quella squadra di ragazzacci che allenava da qualche anno prima. Ragazzacci che da qualche giorno, da quando il sangue nero era gocciato dal suo dito, sembravano più attenti a quel che gli diceva a bordo campo.

La squadra sembrava diversa. Gli atleti prendevano alla lettera tutto quel che Tommaso gli diceva. A ogni partita davano il massimo. Anzi, più del massimo. Lui parlava, loro ascoltavano. Col cuore in mano. Coll’amore di un figlio per un padre. Con la devozione di uno studente verso quell’insegnante in grado di cambiarti la vita. 

E la squadra di Tommaso vinceva. Sempre più spesso, sempre di più, sempre in modo sregolato ma convincente. Ragazzacci erano e ragazzacci restavano, ma sempre attaccati corpo e anima al loro allenatore. Come piccoli spilli, tutti in fila, dritti, perfetti, allineati verso quel sangue nero di Tomasso, quell’oro attrattivo e in continuo movimento.
La loro era una squadra per cui le regole non esistevano, una squadra per cui le leggi erano fatte per essere infrante, una squadra per cui il lieto fine era impossibile. Ma non per Tommaso.

Tommaso e quei ragazzacci, infatti, il campionato lo vinsero. Contro tutto e tutti ma insieme, solo loro, la loro pazzia, coraggio, audacia, eroismo. Solo loro e il loro allenatore.

Sul letto di ospedale ripensava a quei giorni, a quel sangue nero pieno di μαγνήτης λίθος, che altro non era che polvere magnetica. La polvere che quei ragazzacci, matti ma di ferro, avevano seguito dando tutto. 

Quando gli occhi si chiusero definitivamente, il sangue tornò rosso prima di smettere di scorrere. 

Ma la sua forza attrattiva non si è mai esaurita.

Quel pulviscolo magnetico ha lasciato il corpo di Tommaso e in giornate di pioggia torna a cadere sulla terra. Richiama quei ragazzacci, li riporta dal loro maestro a riabbracciarlo e giocare insieme.

Sono calamita e ferro, anche nella morte.


Tommaso Maestrelli




Ho raccontato di
Tommaso Maestrelli, allenatore della Lazio nell’anno dello scudetto 1974. È stato il condottiero di  squadra “polveriera”, pronta a esplodere da un momento all’altro perché composta da giocatori dal carattere forte, spigoloso, in contrasto interno e un po’ pazzi. Giocatori per cui le regole esistevano solamente per essere infrante.
Eppure lui, Maestrelli, è riuscito a con tenacia e capacità a creare una squadra coesa e riconoscente, una squadra in grado di scendere in campo e vincere, una squadra dove lui era il faro indiscusso. Lui è la calamita, i giocatori il ferro che ne è costantemente attratto.Due anni dopo la conquistata del titolo di Campioni d’Italia Maestrelli muore di tumore al fegato. Ma la forza attrattiva verso i suo giocatori continua: pochi mesi dopo Luciano Re Cecconi muore in circostanze misteriose durante una rapina. E poi Giorgio Chinaglia che muore d’infarto nel 2012 e Ferruccio Mazzola nel 2013.