Un succo di lamponi
Un succo di lamponi e via. Al primo sorso i mattoni cominciano a
diventare un prato, al secondo le pareti di casa lasciano il posto alle
montagne, all’ultimo Shizo è ormai in un altro luogo. Non più nella casa della
signora che le ha offerto quel succo che all’apparenza era davvero succo di
lamponi, ma è su prati mai visti e accerchiato da montagne così alte che fino a
un secondo prima poteva solo immaginare.
Il vento gli arriva dritto in faccia. Lo asciuga dal sudore, gli
manda indietro i capelli e gli fa strizzare gli occhi fino quasi a farli
scomparire.
«Riposo». È la parola che gli esce dalle labbra, appena
sussurrata. «È l’ora del riposo, del sonno, del sogno». Shizo ama addormentarsi
e immaginare che tutto sia possibile. Lo fa da quando era bambino. Quando ha un
problema chiude gli occhi, lo focalizza davanti a sé e ogni volta trova un
personaggio diverso pronto a sconfiggere quella creatura terribile che diventa
ogni sua preoccupazione.
Da quando corre, però, non c’è più riposo per lui. Non ci sono più
sogni da fare e mostri da sconfiggere. Deve solo mettere velocemente un piede
davanti all’altro. E soprattutto deve vincere. Tutti si aspettano che sia lui
il primo a tagliare il traguardo. Appena prova a chiudere gli occhi, quelle
creature tremende sono lì, pronte a sbranarlo. Shizo ha paura e quindi non
dorme più.
Ormai sono sei anni che le sue palpebre non restano serrate più di
qualche secondo. È terrorizzato dai mostri. I personaggi che crea non sono più
in grado di sconfiggerli. Anzi, scappano a gambe levate e lo lasciano da solo.
Ora no. Ora c’è quella donna accanto a lui e non corre via nemmeno
quando dal lontano orizzonte i mostri cominciano ad avvicinarsi: li raggiungono
in un attimo. Shizo ha paura e vorrebbe aprire gli occhi, svegliarsi. Ma non ci
riesce. È come se fossero incollati. La donna prende in mano la sua solita
caraffa. Versa il suo solito succo di lampone e glielo porge.
«Tonf! Tonf! Tonf!». Uno ad uno i problemi di Shizo cadono a
terra, addormentati anche loro. Per sempre.
Ora può farcela, è riposato. Ha dormito cinquantacinque anni tutti
di filato ed è pronto a riprendere la sua corsa. Bacia la donna, la ringrazia,
si prende una borraccia di succo di lamponi e riprende a correre. Arriva al
traguardo ed è primo con il tempo più alto.
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| Shizo Kanakuri nel 1912 e nel 1967 |
Ho raccontato di
Shizo Kanakuri, maratoneta giapponese. Prende parte alle Olimpiadi
di Stoccolma del 1912 e si presenta come favorito. All’Università di Pechino
hanno addirittura fatto una colletta per permettergli di prendere parte ai
Giochi. E di vincerli.
Come da pronostico Shizo prende la testa della corsa. Ma al
traguardo per primo arriverà il sudafricano McArthur. Il maratoneta non sarà
nemmeno secondo e terzo. Anzi, a quel traguardo non arriverà mai. Le forze di
polizia svedesi, dopo averlo cercato per giorni, lo daranno per disperso.
Anni più tardi un giornalista si mitte sulle sue tracce. Lo ritrova in Giappone a insegnare geografia. E spiega la sua misteriosa scomparsa: faceva
un caldo terribile il giorno della gara (il portoghese Francisco Lázaro perse
addirittura la vita a causa della disidratazione) e non c’erano punti di
ristoro per gli atleti. Lungo il percorso Shizo accettò l’invito di uno
spettatore a bere un succo di lamponi. Si sedette e si addormentò su una
poltrona. Quando si risvegliò la gara era già terminata. Per la vergona Shizo
fece perdere le sue tracce e tornò in Giappone senza dire nulla.
Nel 1967, però, l’atleta ha la possibilità di portare a termine
la sua maratona. Viene invitato infatti al 55° anniversario dei Giochi Olimpici a
Stoccolma e taglia il traguardo per primo con il tempo di 54 anni, 8 mesi, 6
giorni, 5 ore, 32 minuti, 20 secondi e 3 decimi.




