giovedì 7 luglio 2016

L'Aria nelle fotografie

Click. Patrick guarda la foto di quando aveva appena tre anni. Calzoncini corti e calzini lunghi, sguardo felice e sorriso timido. Dritto come un fuso davanti alla scuola.  La rigira nelle mani e cerca di capire cosa manca, cosa non gli torna. Non è il colore. Anzi, il bianco e nero gli dà quel tocco di antico che lo fa sentire grande, adulto, con un passato alle spalle, costruito giorno dopo giorno con la tenacia di sempre.

Click. Un gruppo di ragazzi si abbraccia, sorride all’obiettivo. C’è chi è seduto a terra, chi in ginocchio, chi salta sopra i compagni. Patrick è lì nell’angolo a destra. Sempre spensierato, questo sì, ma mai veramente coinvolto da ciò che accade. A cosa stava pensando in quel preciso momento? Cosa la foto non riesce a trasmettere ad anni di distanza? Cosa manca anche qui?

Patrick sfoglia tutto l’album. Ogni immagine racconta un pezzetto, un frammento, ma mai la storia completa. Un prima e un dopo che non si conoscono, non si sanno. Persi, forse per sempre.

La finestra è aperta. La giornata è tiepida e un leggero vento entra in casa e fa cadere a terra una foto, appoggiata sul tavolo. Click. C’è un uomo che vola. È in orizzontale nel cielo, ha delle ali arancioni  ed è una gioia posare gli occhi su questa immagine. Calma, rilassatezza, armonia e letizia ti entrano dentro. Dalla schiena arrivano alla punta dei piedi e dietro al collo.

Il vento spira ancora e le foto cominciano ad animarsi.
Quel bambino con i calzoncini corti e lo sguardo un po’ ingrugnato, comincia a correre. Ecco cosa aveva fatto quel giorno Patrick! Aveva corso fino a casa della nonna, dopo la scuola. Aveva mangiato una mela appena raccolta dall’albero e si era messo a giocare con i suoi compagni fino a tardi sotto casa. Non la voleva fare quella fotografia. Non voleva perdere tempo. Voleva solo liberarsi, correre, volare.

Quel gruppo di ragazzi festeggia invece la fine della scuola. Cantano, scherzano, ridono. Anche Patrick gioisce con loro. Solo che i suoi pensieri sono altrove. Sono in alto. Rivolti a quel cielo azzurro che li sovrasta. Ecco a cosa stava pensando nel momento in cui il fotografo ha premuto il tasto: al volo che avrebbe voluto compiere, alla libertà che avrebbe voluto assaporare, alla leggerezza che avrebbe voluto provare.

Il vento soffia ancora e il prima e il dopo delle fotografie prende vita. Non ci sono solo istanti ma vita. Una vita intera, quella di Patrick. Anche l’uomo con le ali arancioni comincia a muoversi orizzontalmente. Percorrere tutto il cielo, avanti e indietro, sopra e sotto. Senza mai fermarsi, senza mai dover ripartire. Semplicemente vola, decidendo a ogni istante quale porzione di cielo andare a scoprire, quale nuova meraviglia guardare dall’alto.


È l’aria che è entrata dentro le fotografie a permettergli di animarsi. È l’aria che è entrata dentro la casa a permettere a Patrick di ricordare gli istanti prima e quelli dopo. È l’aria che lo attraversa a permettergli di volare, e quindi di vivere.



Patrick de Gayardon con la sua tuta alare

Ho raccontato di
Patrick de Gayardon, paracadutista francese tra i più famosi al mondo. Un modello da seguire per chi era dell’ambiente, un mito da adorare per noi bambini che lo guardavamo volare negli spot televisivi dell’epoca. «Un alieno», così lo definivano i suoi compagni di volo, per le capacità che aveva di realizzare l’idea ancestrale del volo.
Nel 1980 comincia a praticare paracadutismo, e nel 1985 e 1988 è campione di Francia. Passa al “No Limits Sector Team” qualche anno più tardi e comincia a sperimentare modi sempre diversi di volare: prima lanciandosi da oltre 12mila metri di altezza, poi praticando lo skysurf, poi gettandosi in uno squarcio di terra e infine progettando e utilizzando la sua tuta alare che gli consentì davvero di volare, percorrendo il cielo in orizzontale e non più in verticale.
Muore nel 1998 dopo aver apportato delle modifiche alla sua tuta alare. Voleva spostarsi da un areo all’altro in volo e per questo aveva inserito un pezzo in più, quel pezzo che non permise il corretto funzionamento del paracadute, attorno al quale, per puro caso, si impigliò anche il paracadute di emergenza.
In un documentario a lui dedicato, uno dei piloti degli aerei che lo accompagnava nelle sue spedizioni afferma: «Le persone si svegliano la mattina e dimenticano i loro sogni. Patrick li realizzava ogni giorno».Questa è la pubblicità della Sector su cui hanno sognato centinaia di generazioni: https://www.youtube.com/watch?v=oUR8ZpYCRt0

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