La città
del campione
Tärnaby non esiste. Il suo lago non esiste, le sue montagne non esistono, i suoi alberi ricoperti dalla neve non esistono, la sua piazza non esiste. Tutto è immobile, in attesa. Le persone, 482 in tutto, ferme in strada, le macchine bloccate ai semafori, il vento non soffia e sia luna sia sole sono fissi in cielo. Tutto si è ghiacciato, all’improvviso. Una tempesta in un secondo. Percorri la lunga strada che ti porta fin lì e ti blocchi, ne sei prigioniero. Puoi solo tornare indietro.
Tärnaby non esiste. Il suo lago non esiste, le sue montagne non esistono, i suoi alberi ricoperti dalla neve non esistono, la sua piazza non esiste. Tutto è immobile, in attesa. Le persone, 482 in tutto, ferme in strada, le macchine bloccate ai semafori, il vento non soffia e sia luna sia sole sono fissi in cielo. Tutto si è ghiacciato, all’improvviso. Una tempesta in un secondo. Percorri la lunga strada che ti porta fin lì e ti blocchi, ne sei prigioniero. Puoi solo tornare indietro.
Ingo è l’unico a essere
sfuggito ai ghiacci. L’unico che cammina, si muove, corre e soprattutto scia. All’inizio ha avuto paura ma ora si diverte da matti. Non
toglie mai gli scii dai piedi. Il sole sorge, sale in alto nel
cielo e poi si tuffa dietro le montagne, mentre Ingo non fa altro che scendere
e salire dalle montagne, le montagne “dei campioni”, così le hanno sempre
chiamate a Tärnaby. Perché solo chi
diventa campione ha la capacità di far tornare in vita la città.
Le curve di Ingo sono
fatte con precisione millimetrica. Un dipinto sul fianco dei monti. Un
ballerino di samba con gli sci ai piedi. Se solo fosse possibile guardarlo, ne
resteresti incantato. E invece tutto attorno a lui è sempre uguale a se stesso.
Immobile.
Con gli sci sulle spalle,
le racchette in mano e gli scarponi nello zaino, Ingo parte. Ormai è pronto per
diventare un vero campione. Per far vedere agli altri cos’è diventato ma
soprattutto per rompere l’incantesimo su Tärnaby.
Le vittorie
arrivano subito e Ingo è felice. A ogni gara spera che la sua città si sia
risvegliata, ogni paletto che supera è un ostacolo in meno, ogni medaglia al
collo lo rende più leggero e speranzoso. Eppure a Tärnaby nulla si muove. Il
cane è sempre fermo con la zampa alzata per fare la pipì, il suo amico Stig
cerca da tre anni di mangiarsi quel cucchiaio di latte e cereali che tanto gli
piace, al lago non c’è un pesce che riesca a muovere una pinna.
Ingo continua
a camminare, a incontrare montagne e vincere gare. Ma nulla. È a 2.773
chilometri da casa sua, in Italia. Domani ha una gara importate, la più
importante fino ad ora. Prepara i suoi sci e gli scarponi. Va dormire.
Al risveglio è
carico ma anche agitato. Comincia a essere stanco e Tärnaby imperversa nel suo
torpore. Comincia la gara. Al suo fianco lo sciatore più forte. Ingo è dietro,
di poco, ma dietro. Spinge sugli sci, il busto si alterna a destra e sinistra
per superare le bandierine, le gambe seguono il ritmo. La velocità aumenta.
Troppo. Ingo salta una porta, è fuori. Squalificato.
Percorre
sconsolato la strada che lo porta fino a Tärnaby. Piange, è disperato. Nulla
tornerà più come prima. Non è diventato un campione. Ha fallito. È seduto al
bordo del lago e le lacrime gli continuano a solcare il viso. Una cade sul
ghiaccio e pian piano comincia a sciogliere tutto. La città è tornata a vivere.
«Ma come è
possibile? Ho perso la gara più importante».
«Sì, ma bisogna saper
perdere per diventare un campione», gli ricorda la mamma accarezzandolo sul
volto, corsa fin lì per poterlo finalmente riabbracciare.![]() |
| Ingemar Stenmark |
Ho
raccontato di
Ingemar
Stenmark, il più grande sciatore di tutti i tempi. Le sue 87 vittorie in Coppa
del Mondo sono ancora ineguagliate. Il secondo è l’austriaco Hermann Maier con
“appena” 54.
Nasce in
Lapponia, a Joesjö ma a quattro anni si trasferisce a Tärnaby, dove inizia a
sciare e diventa amico di Stig Strand, anche lui sciatore e vincitore di una
Coppa del Mondo speciale nel 1983.
Sotto la guida
dell’allenatore italiano Ermanno Nogler, che lo segue per tutta la sua
carriera, e con la decisione di affidarsi per primo alla ditta jugoslava Elan
per la fornitura dei materiale, esordisce a grandi livelli a soli diciotto
anni.
I primi
risultati non tardano ad arrivare e nel 1975 è già lì a battersi con Gustav
Thöni nello slalom parallelo che vale la Coppa del Mondo. Uno slalom che
paralizza l’Italia e la Svezia, ma forse l’Europa intera: mai si era decisa una
stagione in un’ultima gara, con i due rivali a pari punti. Thöni è in
vantaggio, anche se di poco. Stenmark cerca di recuperare ma a poche porte
dall’arrivo esce dal tracciato ed è fuori. Sarà uno dei pochi insuccessi dello
svedese.

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