lunedì 6 giugno 2016

La libertà di una rincorsa

«La libertà è una cosa semplice»
«Semplice quanto?»
«Molto. Più le domande sono complicate, più le risposte devono essere genuine, quasi scontate».

Tai e la mamma ne parlano ogni sera. Cos’è la libertà? Quella cosa di cui tutti i grandi parlano? Quella che tutti ricercano? Quella che nessuno sente di avere fino in fondo?

«La libertà è fatta di piccole cose. Un pezzetto alla volta, una conquista ogni giorno e alla fine scopri di essere libero»
«E come faccio a capire quali sono le piccole cose che mi renderanno libera?»
«Quando le incontrerai, lo capirai».

Tutti in questo strano paese hanno i piedi ben saldi nel cemento. Non si muovono come vorrebbero, non camminano nella direzione che sognano, non saltano, non corrono, non giocano né si divertono realmente. Credono che tutto questo sia normale, sia giusto così.

Un enorme fiume di cemento in cui trascinano le gambe, a forza. E non si può uscire dall’argine già designato.

«Io sento che c’è qualcosa che mi manca»
«Cercala»
«Ma come mamma?»

Tai mette i piedi giù dal letto e “sbum”, sprofondano in quel fiume di cemento. Percorre la via prestabilita che la porta in bagno, in cucina per la colazione e a scuola. Quando rientra a casa il suo sguardo è catturato da qualcosa che vola in cielo, veloce. Non fa in tempo a distinguere cosa sia.

Pazza di gioia, e spinta da una curiosità irrefrenabile, il giorno successivo Tai si siede sulla panchina vicino a scuola per capire cosa sia quel che le è volato sulla testa il pomeriggio precedente. Ed eccola lì, quella cosa tonda e veloce. Troppo veloce. Tai non riesce a distinguerla, non capisce.

Resta su quella panchina per giorni, settimane, mesi. Sa che lo sguardo non le basta. Non capirà mai cosa le passa sulla testa se resta ferma lì, inchiodata in quel fiume di cemento. Ma la curiosità è tanta, troppa. Non riesce a calmare il suo entusiasmo per la scoperta. Si stira, si allunga, si inerpica. E alla fine, a fatica, un piede esce fuori dal cemento.

Sinistro, poi destro, poi nuovamente sinistro. Al termine un salto.
Tai arriva in alto e afferra quell’oggetto. Una palla. La porta a terra con sé. Ormai può camminare e correre dove vuole. Non deve seguire argini e strade prestabilite. E la palla diventa la sua compagna inseparabile.

«La libertà è una cosa semplice»
«Vero mamma. La libertà sono tre passi e un salto».


Taismary Agüero, detta Tai


Ho raccontato di
Taismary Agüero, pallavolista cubana naturalizzata italiana. Nel giugno del 2001 si trova in Svizzera, a Montreux, per un torneo europeo con la sua nazionale, allora quella cubana. Negli ultimi due anni la sua vita è stata stravolta. Prima gioca a Perugia, nel 2001 viene richiamata a Cuba, come tutti i giocatori di quella nazionalità, e costretta a giocare solo con club dell’isola.
Tai, quindi, decide di fuggire. E decide di farlo dalla Svizzera.
È sera e nell’albergo dove alloggia con le sue compagne di nazionale è pronta la cena. Tai dice alle compagne che deve risalire in camera perché si è scordata qualcosa. Ma la cubana non riapre la porta della sua camera, prende un’uscita secondaria e arriva in un parcheggio dove ad attenderla, col motore acceso, ci sono due sue amiche italiane. Tai sale in macchina, si mette nei sedili posteriori, si rannicchia, si nasconde, spera. Fa finta di dormire. Sa che tra lei e l’Italia c’è una dogana. Ma alla dogana nessuno si accorge di lei e passa senza che vengano controllati i documenti.
La sua fuga, però, ha un risvolto drammatico: a Cuba non potrà più rientrare.
Ottiene la cittadinanza italiana prima venendo assunta come cameriera da una sua amica, poi sposando il suo fisioterapista nel 2005. E dell’Italia indossa anche la maglia azzurra della nazionale.
L’esilio da Cuba fa sentire tutto il suo peso quando la mamma di Tai si ammala. Durante le Olimpiadi di Pechino 2010 la pallavolista, in Cina con le azzurre, fa richiesta di un visto per tornare a Cuba date le condizioni disperate della madre. Vola fino a Francoforte, attende lì il visto per due giorni. Non arriva. Decide di tornare a Pechino. Mentre è lì Tai riceve la notizia che invece il visto è arrivato. Riparte per Francoforte e poi per Cuba. In viaggio suo marito, che nel frattempo era riuscito ad andare a Cuba, le manda un messaggio: «Non tornare, tua mamma è morta». Tai lo legge una volta atterrata. Troppo tardi: non rivedrà sua madre un ultima volta.
Con la forza di una campionessa, però, torna di nuovo in Cina e scende in campo con le sue compagne di squadra. Il visto lo utilizzerà per tornare ad abbracciare i parenti. 

Nessun commento:

Posta un commento