Lui e il mare
C’era un tempo in cui uomini e mare erano in guerra.
C’era un tempo in cui uomini e mare erano in guerra.
C’era un tempo in cui non esistevano i piedi bagnati dall’acqua,
lo sguardo rivolto al blu, la pacificazione dell’orizzonte che non
finisce, il ristoro, la beatitudine, il benessere generato dall’incontro
di questi due elementi.
C’era un tempo in cui tutte le case erano arroccate sulle
montagne, lontane dal mare in perenne tempesta.
C’era un tempo in cui il colore dell’acqua era composto da scie
fosforescenti, dolorose e desolanti.
E poi c’era lui. Piccolo ma già determinato.
Lui che si avvicinava ogni giorno di un passo e parlava. Dialogava
col mare, con le onde alte e terribili che tutti vedevano ma soprattutto con
quel che c’era sotto e che solo lui percepiva. Parlava con la profondità. Con
la rabbia che giorno dopo giorno era andata aumentando. Col dolore di quell’abbandono,
di quella presunzione di poter fare qualsiasi cosa di lui, del mare. Parlava
con chi soffriva di questa distanza eppure aveva paura a colmarla, a tornare
tranquillo e pacifico nel farsi ammazzare.
Lui lo capiva il mare.
Lui sapeva come farsi perdonare, anche se non era lui che lo aveva
tradito, inzozzato e abbandonato. La sua umiltà, la sua capacità di ascolto e
comprensione gli avevano permesso di fare ogni giorno un passetto verso di lui.
E ogni giorno le onde diminuivano di un centimetro, fino a diventare quasi impercettibili
e non più angoscianti.
Aveva messo un piede in acqua. Per la prima volta uomo e mare
tornavano a sfiorarsi. Per la prima volta Enzo sentiva il piacere di stare
senza scarpe, i pantaloni arrotolati al ginocchio e le dita allargate a cercare
di far penetrare quella sensazione di vita piena, profonda e vera fin dentro le
vene. Una lacrima era caduta in acqua e si era persa nel mare, o meglio era
diventata mare essa stessa.
Ecco quel che voleva per lui: sprofondare nel mare.
Non gli bastava quello sfiorarsi, quell’accontentarsi. Tutto il
suo corpo doveva immergersi, godere di quel piacere profondo che era
riservato solamente ai suoi piedi.
E così, un passo alla volta, chiedendo il permesso, Enzo si era
fatto avanti, ed era andato sotto, nelle profondità che fino ad allora aveva
solo ascoltato e ora poteva anche vedere. Era andato a comprendere quel lamento fioco ma sempre vivo, quel dolore legato al degrado.
La magia era che doveva arrivava lui le strisce fosforescenti sparivano.
Enzo accarezzava il mare e lui tornava a essere blu. Profondo e
splendente.
E allora ogni volta Enzo faceva un passo in più. Andava sempre più
in basso, a ripulirlo, a coccolarlo, a capirlo. Senza mai mancargli di
rispetto. Senza pretendere, senza invadere, senza occupare, senza modificare.
Passava, sfiorava, amava e poi risaliva in superficie. Col mare negli occhi.
Con la gioia di chi ama ed è amato. Con il desiderio di chi sa di essere
desiderato. Con l’umiltà di chi sa di non poter diventare una cosa sola con l’altro.
Con la fragilità di chi soffre quando si è lontani ma con la forza di chi sa di
ritrovarsi. Sempre.
Ora è sulla sua collina.
Guarda il mare calmo. Blu.
Si parlano ancora, tutti i giorni. Ma si amano a distanza.
Enzo ha il mare nel cuore ma non può diventare acqua.
Il mare ha Enzo nel suo profondo ma non può permettere all’essere
umano di conoscere tutti i suoi segreti.
Ho raccontato di
Enzo Maiorca, tra i più grandi apneisti di tutti i tempi.
Detentore di diversi record mondiali di apnea, inizia a nuotare all’età di
quattro anni. Il suo avvicinamento a questo sport è legato all’impresa di a
Raimondo Bucher da Ennio Falco e Alberto Novelli (campioni di caccia subacquea)
che toccano i -41 metri di profondità e suggestionano in maniera definitiva
Enzo.
Nel 1960 è lui a strappare il titolo al brasiliano Amerigo
Santarelli toccando i -45 metri. Tra un record conquistato e uno perso, Enzo
arriva a toccare i -101 metri nel 1988, anno in cui si ritira dalle
competizioni.
Famosa resta la diretta Rai del tentativo di record a 90 metri.
Enzo sbatte letteralmente contro un sub, Enzo Bottesini, e torna in superficie
imprecando. La Rai, per la prima volta in diretta per un evento del genere, non
riesce a staccare immediatamente l’audio e i vari turpiloqui di Enzo vanno in
onda, costandogli due anni di interdizioni dalla televisione.

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