martedì 22 novembre 2016

Lui e il mare

C’era un tempo in cui uomini e mare erano in guerra.
C’era un tempo in cui non esistevano i piedi bagnati dall’acqua, lo sguardo rivolto al blu, la pacificazione dell’orizzonte che non finisce, il ristoro, la beatitudine, il benessere generato dall’incontro di questi due elementi.
C’era un tempo in cui tutte le case erano arroccate sulle montagne, lontane dal mare in perenne tempesta.
C’era un tempo in cui il colore dell’acqua era composto da scie fosforescenti, dolorose e desolanti.

E poi c’era lui. Piccolo ma già determinato.
Lui che si avvicinava ogni giorno di un passo e parlava. Dialogava col mare, con le onde alte e terribili che tutti vedevano ma soprattutto con quel che c’era sotto e che solo lui percepiva. Parlava con la profondità. Con la rabbia che giorno dopo giorno era andata aumentando. Col dolore di quell’abbandono, di quella presunzione di poter fare qualsiasi cosa di lui, del mare. Parlava con chi soffriva di questa distanza eppure aveva paura a colmarla, a tornare tranquillo e pacifico nel farsi ammazzare.

Lui lo capiva il mare.
Lui sapeva come farsi perdonare, anche se non era lui che lo aveva tradito, inzozzato e abbandonato. La sua umiltà, la sua capacità di ascolto e comprensione gli avevano permesso di fare ogni giorno un passetto verso di lui. E ogni giorno le onde diminuivano di un centimetro, fino a diventare quasi impercettibili e non più angoscianti.

Aveva messo un piede in acqua. Per la prima volta uomo e mare tornavano a sfiorarsi. Per la prima volta Enzo sentiva il piacere di stare senza scarpe, i pantaloni arrotolati al ginocchio e le dita allargate a cercare di far penetrare quella sensazione di vita piena, profonda e vera fin dentro le vene. Una lacrima era caduta in acqua e si era persa nel mare, o meglio era diventata mare essa stessa.

Ecco quel che voleva per lui: sprofondare nel mare.

Non gli bastava quello sfiorarsi, quell’accontentarsi. Tutto il suo corpo doveva immergersi, godere di quel piacere profondo che era riservato solamente ai suoi piedi.

E così, un passo alla volta, chiedendo il permesso, Enzo si era fatto avanti, ed era andato sotto, nelle profondità che fino ad allora aveva solo ascoltato e ora poteva anche vedere. Era andato a comprendere quel lamento fioco ma sempre vivo, quel dolore legato al degrado.

La magia era che doveva arrivava lui le strisce fosforescenti sparivano.
Enzo accarezzava il mare e lui tornava a essere blu. Profondo e splendente.

E allora ogni volta Enzo faceva un passo in più. Andava sempre più in basso, a ripulirlo, a coccolarlo, a capirlo. Senza mai mancargli di rispetto. Senza pretendere, senza invadere, senza occupare, senza modificare. Passava, sfiorava, amava e poi risaliva in superficie. Col mare negli occhi. Con la gioia di chi ama ed è amato. Con il desiderio di chi sa di essere desiderato. Con l’umiltà di chi sa di non poter diventare una cosa sola con l’altro. Con la fragilità di chi soffre quando si è lontani ma con la forza di chi sa di ritrovarsi. Sempre.

Ora è sulla sua collina.
Guarda il mare calmo. Blu.

Si parlano ancora, tutti i giorni. Ma si amano a distanza.
Enzo ha il mare nel cuore ma non può diventare acqua.
Il mare ha Enzo nel suo profondo ma non può permettere all’essere umano di conoscere tutti i suoi segreti.




Ho raccontato di
Enzo Maiorca, tra i più grandi apneisti di tutti i tempi. Detentore di diversi record mondiali di apnea, inizia a nuotare all’età di quattro anni. Il suo avvicinamento a questo sport è legato all’impresa di a Raimondo Bucher da Ennio Falco e Alberto Novelli (campioni di caccia subacquea) che toccano i -41 metri di profondità e suggestionano in maniera definitiva Enzo.
Nel 1960 è lui a strappare il titolo al brasiliano Amerigo Santarelli toccando i -45 metri. Tra un record conquistato e uno perso, Enzo arriva a toccare i -101 metri nel 1988, anno in cui si ritira dalle competizioni.
Famosa resta la diretta Rai del tentativo di record a 90 metri. Enzo sbatte letteralmente contro un sub, Enzo Bottesini, e torna in superficie imprecando. La Rai, per la prima volta in diretta per un evento del genere, non riesce a staccare immediatamente l’audio e i vari turpiloqui di Enzo vanno in onda, costandogli due anni di interdizioni dalla televisione. 

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