Le stelle a forma di bicicletta
«Strano aspetto hanno le stelle stanotte. Se
le unisci una ad una, i loro contorni sono arrotondati, morbidi, delicati. Un
cerchio perfetto. Anzi, due». È il 16 marzo. Anno 1891. E in un paese
dell’Emilia Alfonsa pensa e guarda fuori dalla finestra della sua piccola casa.
Non lo sa, ma sua figlia sta per nascere.
Una disperazione racchiusa in un metro
scarso. Alfonsa crede proprio che sua figlia non sia nata “sotto una buona
stella”. Pantaloncini al posto delle gonne, calzettoni ammucchiati alla
caviglia e capelli crespi che si espandono verso l’alto anziché sottostare alle
leggi di gravità. «Non troverà mai un marito», lo sa.
«Non vorrò mai avere un marito», urla con
rabbia Alfonsina in sella alla bicicletta. I suoi genitori la sanno a messa ma
lei corre veloce davanti a tutti e taglia per prima il traguardo. Dietro solo
uomini. La bicicletta è il suo unico amore. La pressione sul pedale, la ruota
che gira, il freddo che taglia il viso e il sudore che imperla le braccia, il
manubrio e infine la strada.
Corse su corse, vittorie su vittorie. Fino a
un giorno. A quel giorno.
Le stelle la sera prima disegnano una sola
ruota. Alfonsina le guarda e riguarda dalla finestra, la stessa da cui era
affacciata il giorno della sua nascita mamma Alfonsa. «Come è possibile ci sia
una ruota sola? Dov’è l’altra?».
L’altra la perde per strada il giorno dopo,
quello della corsa.
Le ruote girano più veloci che mai, la
bicicletta corre spedita, la via appare tutta uguale nel polverone alzato da
chi la precede. E tutta uguale lo è, tranne che in un punto, quello in cui
decide di passare Alfonsina. Il capitombolo ormai è solo questione di istanti.
La ruota cade nella buca, la bici cade nella buca, Alfonsina cade nella
buca.
Apre gli occhi, pronta a ripartire. «Ma quale
ripartire? E la ruota dietro?». Alza lo sguardo e la vede rotolare lontano. Ad
afferrarla lui. Alto, magro e senza un muscolo. Il contrario di lei.
Un pacco enorme l’aspetta a casa. Carta
bianca, un nastro verde e decine di fiori profumati a fare da fiocco. È il suo
regalo di nozze: una bicicletta nuova. A regalargliela quel marito raccoglitore
di ruote che urla al suo fianco a ogni corsa, che la incita, che la ama in
calzoncini corti e calzini calati alla caviglia.
E se le due ruote poggiano su qualcosa, quel
qualcosa ha un nome: strada. Alfonsina sposa il meccanico Luigi, di cognome
Strada.
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| Alfonsa Rosa Maria "Alfonsina" Morini, da sposata Strada |
Ho
raccontato di
Alfonsa
Rosa Maria “Alfonsina” Morini, da sposata Strada. Ciclista e prima donna a
competere con gli uomini in corse come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia,
a cui partecipa nel 1924 grazie alla lungimiranza del direttore della Gazzetta
dello Sport Emilio Colombo.
3.613 i
chilometri della corsa. Alfonsina non ne salta nemmeno un centimetro. Viene
squalificata per aver tagliato il traguardo fuori tempo massimo ma il solito
lungimirante Colombo la lascia continuare fuori gara. Arriva a Milano osannata
da tutto il pubblico. La casa di tubolari per la quale gareggia le attribuisce
un premio di 200 lire. Ad applaudirla anche suo marito, Luigi Strada.
Il
Quartetto Cetra le dedica la canzone che ogni italiano conosce: “Bellezza in
bicicletta”. E con queste parole è bello ricordarla oggi:
Ma dove
vai con i capelli al vento
col cuor
contento e col sorriso incantator?
Se tu lo
vuoi o prima o poi
arriveremo
sul traguardo dell'amor!
Ancora una
piccola curiosità. Nel 2010 il gurppo Têtes de Bois le dedica “Alfonsina
e la bici” all’interno di un album totalmente rivolto al ciclismo. Protagonista
del video un’altra grande donna: Margherita Hack.

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