lunedì 4 gennaio 2016

Le stelle a forma di bicicletta

«Strano aspetto hanno le stelle stanotte. Se le unisci una ad una, i loro contorni sono arrotondati, morbidi, delicati. Un cerchio perfetto. Anzi, due». È il 16 marzo. Anno 1891. E in un paese dell’Emilia Alfonsa pensa e guarda fuori dalla finestra della sua piccola casa. Non lo sa, ma sua figlia sta per nascere.

Una disperazione racchiusa in un metro scarso. Alfonsa crede proprio che sua figlia non sia nata “sotto una buona stella”. Pantaloncini al posto delle gonne, calzettoni ammucchiati alla caviglia e capelli crespi che si espandono verso l’alto anziché sottostare alle leggi di gravità. «Non troverà mai un marito», lo sa. 

«Non vorrò mai avere un marito», urla con rabbia Alfonsina in sella alla bicicletta. I suoi genitori la sanno a messa ma lei corre veloce davanti a tutti e taglia per prima il traguardo. Dietro solo uomini. La bicicletta è il suo unico amore. La pressione sul pedale, la ruota che gira, il freddo che taglia il viso e il sudore che imperla le braccia, il manubrio e infine la strada. 

Corse su corse, vittorie su vittorie. Fino a un giorno. A quel giorno. 
Le stelle la sera prima disegnano una sola ruota. Alfonsina le guarda e riguarda dalla finestra, la stessa da cui era affacciata il giorno della sua nascita mamma Alfonsa. «Come è possibile ci sia una ruota sola? Dov’è l’altra?».
L’altra la perde per strada il giorno dopo, quello della corsa. 

Le ruote girano più veloci che mai, la bicicletta corre spedita, la via appare tutta uguale nel polverone alzato da chi la precede. E tutta uguale lo è, tranne che in un punto, quello in cui decide di passare Alfonsina. Il capitombolo ormai è solo questione di istanti. La ruota cade nella buca, la bici cade nella buca, Alfonsina cade nella buca. 
Apre gli occhi, pronta a ripartire. «Ma quale ripartire? E la ruota dietro?». Alza lo sguardo e la vede rotolare lontano. Ad afferrarla lui. Alto, magro e senza un muscolo. Il contrario di lei. 

Un pacco enorme l’aspetta a casa. Carta bianca, un nastro verde e decine di fiori profumati a fare da fiocco. È il suo regalo di nozze: una bicicletta nuova. A regalargliela quel marito raccoglitore di ruote che urla al suo fianco a ogni corsa, che la incita, che la ama in calzoncini corti e calzini calati alla caviglia. 
  
E se le due ruote poggiano su qualcosa, quel qualcosa ha un nome: strada. Alfonsina sposa il meccanico Luigi, di cognome Strada. 



Alfonsa Rosa Maria "Alfonsina" Morini, da sposata Strada


Ho raccontato di
Alfonsa Rosa Maria “Alfonsina” Morini, da sposata Strada. Ciclista e prima donna a competere con gli uomini in corse come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia, a cui partecipa nel 1924 grazie alla lungimiranza del direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo. 
3.613 i chilometri della corsa. Alfonsina non ne salta nemmeno un centimetro. Viene squalificata per aver tagliato il traguardo fuori tempo massimo ma il solito lungimirante Colombo la lascia continuare fuori gara. Arriva a Milano osannata da tutto il pubblico. La casa di tubolari per la quale gareggia le attribuisce un premio di 200 lire. Ad applaudirla anche suo marito, Luigi Strada.
Il Quartetto Cetra le dedica la canzone che ogni italiano conosce: “Bellezza in bicicletta”. E con queste parole è bello ricordarla oggi: 

Ma dove vai con i capelli al vento
col cuor contento e col sorriso incantator?
Se tu lo vuoi o prima o poi
arriveremo sul traguardo dell'amor!

Ancora una piccola curiosità. Nel 2010 il gurppo Têtes de Bois le dedica  “Alfonsina e la bici” all’interno di un album totalmente rivolto al ciclismo. Protagonista del video un’altra grande donna: Margherita Hack. 

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