La danza del gol
Non c’è il momento della felicità. Non c’è la gioia, l’allegria e
la contentezza. Tutto è in bianco e nero. Ci si alza presto, si va a lavoro, si
fa il proprio dovere e si rientra a casa. Il papà di Roger esce tutte le
mattine. Fischia, sale sul suo treno e gira il paese. A volte la sua famiglia
lo segue e Roger spera sempre di vedere qualcosa di nuovo, di diverso. Qualcosa
di esplosivo.
Il treno corre e gli occhi non intercettano altro che grigio,
teste basse e il dovere che si compie. Tutto uguale, tutto ripetitivo. Più che
affacciato a un finestrino, Roger pensa di essere in uno di quei cinema
scadenti dove la pellicola si blocca e rimanda mille volte la stessa sequenza.
Vorrebbe alzarsi, dare un calcio al proiettore e vedere finalmente la scena
conclusiva, il lieto fine.
I calci, invece, li va a dare tutti i pomeriggi a un pallone.
Anche lì compie il suo dovere, come i suoi compagni. Si allena, corre,
palleggia, dribbla e segna. Centra bene la palla col collo del piede, oppure
vede il portiere troppo in avanti e gli fa un pallonetto a scavalcarlo,
addirittura gli riesce una rovesciata spettacolare a tre metri dalla porta. Ma
tutto si spegne lì. La palla tocca il fondo della rete, fa i suoi ultimi
rimbalzi e si ferma. Nel silenzio generale.
Passano gli anni e Roger sente crescere dentro la pancia qualcosa.
Grida, urla, sbraita ma nulla lo libera da quel peso. Gira il mondo con ai
piedi il suo pallone, in cerca di qualcosa di diverso. Entra in campo, corre,
insegue la palla e comincia con lei una danza infinita. Tutti i suoi avversari
cadono a terra, mentre il pubblico in silenzio segue quel ritmo armonioso.
Nulla disturba il ballo di Roger. Anche il vento ha smesso di soffiare. Calcia
e gol.
Roger continua a correre, questa volta non si ferma. La sua danza
è infinita, la sua gioia è incontenibile. E dal silenzio lo stadio si risveglia
in un boato assordante. Tutti sugli spalti ballano e si divertano. Saltano a
tempo di musica e si colorano. La pancia di Roger è svuotata di pesi e piena di
ritmo.
Dal finestrino del treno, ora, vede solo una lunga danza. Un ritmo
infinito. Il ritmo dell’Africa.
![]() |
| Roger Milla mentre danza con la bandierina |
Ho raccontato di
Roger Milla, calciatore camerunense famoso per essere il più
“anziano” giocatore ad aver segnato durante una Coppa del Mondo ma soprattutto
per le sue esultanze. Milla, infatti, è stato il primo a livello internazionale
a gioire con una danza, la Makossa, dopo aver segnato un gol. Famoso il suo
ballo con la bandierina del calcio d’angolo nei Mondiali di Italia ’90,
diventato pochi anni più tardi anche uno spot della Coca-Cola.
Fa conoscere e apprezzare al mondo intero il calcio africano. Con
il suo Camerun infatti batte ogni record. “I leoni indomabili”, così vengono
chiamati i camerunensi, ottengono una qualificazione storica ai Mondiali in
Spagna del 1982, dove escono senza essere mai sconfitti. Pareggiano anche con
l’Italia che poi quei Mondiali li vincerà. Ma è nel 1990, proprio in Italia,
durante le “Notti Magiche” di Nannini e Bennato, che il personaggio di Milla
diventa tale. A 38 anni dice addio al calcio, ma l’Africa intera si mobilita
per un suo ritorno in nazionale. Milla accetta e trasforma quei Mondiali nella
storia: nella partita d’esordio il Camerun batte l’Argentina di Maradona
campione in carica e poi si qualifica per i quarti di finale (prima squadra
africana) sconfiggendo la Romania e la Colombia grazie alle doppiette di Milla,
festeggiate con la consueta Makossa. In patria è salutato come un eroe, a ritmo
di musiche e danze.
Ma un mito non attacca facilmente le scarpette al chiodo e così
partecipa anche ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti. Il suo Camerun non
ripete l’impresa storica ma lui, con il gol della bandiera a una Russia che si
impone 6-1, diventa il più anziano giocatore, a 42 anni, a segnare un gol
durante una Coppa del Mondo.
Il Camerun del 1990 resta comunque un sogno ancora oggi. Il
giornalista sportivo Gianni Mura dalle colonne di Repubblica scrive alla
vigilia di Argentina-Camerun: «Ci può essere la grande sorpresa? Sì, direi che
una netta vittoria dell’Argentina può essere considerata una sorpresa».

Nessun commento:
Posta un commento