giovedì 7 aprile 2016

L'amore è senza respiro

Audrey è ferma nel letto. Dalla finestra guarda i tetti di Parigi. Il grigio, l’azzurro e il giallo tenue si fondono insieme. L’aria è fresca. Il profumo della primavera entra fin dentro casa: si insinua nella fessura della finestra appena aperta e porta con sé il dolciastro del gelsomino cresciuto alla fine della via.

Quel soffio leggero continua la sua corsa e trova lo spiraglio perfetto, quello creato tra il petto di Audrey e il suo busto. Va a morire lì. Ma fa sentire viva Audrey, immobile nel suo letto per paura. Paura che quel tronco bianco che la fa assomigliare per metà a una statua, la renda il bersaglio dei suoi compagni. Allora sta ferma e aspetta. Guarda il blu del cielo. Sogna.

Pipín è fermo in fondo alle scale della casa dei nonni. I colori forti della case di Cuba gli fanno male agli occhi, che perdono ogni giorno di più la capacità di mettere a fuoco. Gli schiamazzi dei suoi amici lo tengono sveglio ma triste allo stesso tempo. Pipín non può correre con loro. Le sue gambe sono incurvate, così come i suoi piedi.

Alza la testa in alto. Sfida il sole e lo fissa a lungo, fin quando non scompare, fin quando le fessure dei suoi occhi si fanno così piccole da non far passare più alcun raggio. Solo il blu del cielo penetra a fondo e arriva dritto al cuore. Sogna.

Il nonno di Audrey e la nonna di Pipín lo sanno. Lo percepiscono il loro dolore. E insieme, come per una formula magica recitata ad alta voce, li abbracciano forte e dicono: «Il mare è la salvezza. C’è un dio che vive laggiù, alla base dell’oceano. E quel dio ti protegge».

L’abbraccio si scioglie. Audrey e Pipín scompaiono, “Puff”. Sono in fondo al mare. Dove il cielo non si vede più, nemmeno se ti sforzi, dove il blu del mare non esiste perché è quasi nero. Sono lontani dal mondo, ma vicini uno all’altro. Una luce tenue li avvolge e li scorta negli abissi di sirene, tritoni e pesci fantastici.

Vivono senza respiro. Perché l’amore ti lascia senza fiato.

Ma Audrey è bella. Bellissima. E di lei si innamorano anche i pesci, le sirene e quel dio in fondo al mare. Quel dio che un giorno ha deciso di tenerla, per sempre, vicino a lui. Nel blu. E lasciare, per sempre, Pipín senza aria.


Audrey Mestre e Pipín Ferreras



Ho raccontato di
Audrey Mestre e Pipìn Ferreras, due apneisti tra i più famosi al mondo. Due giovani dall’infanzia difficile che hanno trovato nel mare la loro ragione di vita, e l’amore.  
Pipín vive a Cuba. È un bambino con piedi e gambe deformi e problemi alla vista. In acqua, però, tutto scompare, anzi, si potenzia. Audrey è di Parigi. Costretta per lunghi anni dalla scoliosi in un busto, che toglie solo quando il nonno materno la porta a nuotare nel sud della Francia.
I due si incontrano nel 1996. Audrey e la sua famiglia si sono da tempo trasferiti in Messico e proprio in quell’anno, a poca distanza da lei, Pipín decide di tentare un nuovo record di immersione. Lei, studiosa di biologia marina, colpisce subito l’attenzione di Pipín e per i due è amore a prima vista. E in acqua, insieme, compiono imprese spettacolari.
Anche Audrey, infatti, comincia con le immersioni. Ad allenarla è Pipín, ormai diventato suo marito. Costretto a uno stop per un malore dopo una risalita, il cubano si concentra sulla moglie. Così, il 12 ottobre 2002, Audrey si prepara a scendere a -171 metri per stabilire un nuovo record. Stampa un bacio sulla bocca di Pipín, l’ultimo, e si immerge. Nel momento della risalita, infatti, qualcosa va storto. Audrey resta senza aria. Il marito se ne accorge e tenta il tutto per tutto: si immerge e la riporta in superficie. Per lei, però, non c’è nulla da fare. Muore poco dopo.
Si è discusso molto sulle mancanze, sulle poche misure di sicurezza messe in campo per un tentativo di record così complicato. Critiche che hanno investito anche Pipìn Ferreras.

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